giovedì 26 maggio 2011

Qual è il senso di noi stessi?

Buona Vita a tutti Amiche ed Amici

Qual è, secondo voi, il senso di noi stessi?

In questi giorni abbiamo parlato di destino con alcuni amici e perfino con uno sconosciuto barista. Un incontro di quelli che ti riempiono il cuore di gioia e che ti fa veramente pensare che un destino esista. Forse nulla viene lasciato al caso.

Ma cosa si intende per destino? Per destino si intende quell' insieme di eventi che accadono indipendentemente dalla nostra volontà e che ci indirizzano lungo una strada ben precisa nell' universo. Indipendentemente da quello che decideremo di fare nella nostra Vita questo percorso naturale seguirà il suo corso.

Tutto è scritto compreso le scelte che ogni giorno ci troviamo a prendere.

Un credo che potrebbe farci pensare: "ma se è già tutto scritto, chi me lo fa fare di far tanta fatica per vivere?". Si potrebbe concludere dicendo: "Non mi faccio più problemi e mando tutti a quel paese".

Questo è un Credo, come un Credo lo è il Cristianesimo, il Buddismo (o qualsiasi altra religione), l'ateismo (credo di non credere) o l'anarchia (credo nella libertà completa dell' individuo e non credo nel potere politico costituito qualsiasi esso sia).

Il nostro Credo è che, fosse anche tutto già scritto, occorre prima di tutto credere in se stessi. Anche le scelte che facciamo sono già scritte? Noi non possiamo sapere se sia già tutto scritto, non ne abbiamo la consapevolezza e quindi decidiamo di scegliere perché la scelta che facciamo dà un senso a noi stessi. Possiamo scegliere di andare da una parte o dall'altra ma abbiamo scelto un senso o l'altro.

Le scelte che facciamo sono influenzate da fattori esterni? Sicuramente sì, fa parte del nostro vissuto e delle circostanze in cui ci troviamo, ma a noi piace chiamarla esperienza. Se oggi facciamo un errore e questo errore ci procura un danno, domani difficilmente lo rifaremo.
Viviamo la nostra Vita consapevoli che le scelte che facciamo possono anche essere sbagliate ma sono scelte nostre. Siamo responsabili delle nostre azioni.
Se pensassimo che tutto è scritto, non pensate che potremmo anche lasciarci andare, trascinati dalla corrente? Ma che vita faremmo?
E se invece pensassimo che le nostre azioni ci permetteranno di ottenere il meglio da Noi per poter offrire il meglio al nostro prossimo?
Qualcuno potrà obiettare che è già scritto se noi agiremo per ottenere il meglio. Bene...è sicuramente lecito avere questa credenza, ma noi preferiamo comunque agire che starcene distesi su un letto aspettando chissà che cosa, perché abbiamo la convinzione che tutto sia già scritto.

Come dice l'Amico Matteo: "tiriamo fuori il coraggio di vivere una vita di ricerca, di libero pensiero, di creatività, di pienezza di spirito. Costi quel che costi". In questo noi siamo sicuramente d'accordo con lui, perché per noi questo significa dare un senso a noi stessi.

Buona Vita Amici e Amiche
Patric

Un sorriso è vita.....perché un sorriso da un senso a noi stessi

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Vi ricordiamo la domanda con cui è iniziato questo post: Qual è il senso di noi stessi?

martedì 17 maggio 2011

Ti amo!

Buon inizio di settimana e Buona Vita a tutti :-)

se vi domandassi se c'è qualcosa di più importante dell'Amore probabilmente la quasi totalità di voi risponderebbe di no.
Amore, oltre che a essere un sentimento è anche un verbo e come tale implica un'azione. Per amare il prossimo, chiunque esso sia, non basta dirgli Ti Amo, ma occorre anche trasformare quanto stiamo dicendo in un'azione che sia coerente con quanto diciamo.
Un abbraccio, un sorriso sincero, una carezza, una spalla su cui far appoggiare chi è in difficoltà, sono tutti esempi di Amore.

Ad alcuni dire Ti Amo non piace più, perché la ritengono una frase inflazionata, molto probabilmente proprio per il suo eccessivo utilizzo senza un riscontro coerente nell'azione.
Io, personalmente, troverei veramente bello, se il Ti Amo iniziassimo ad usarlo non solo tra marito e moglie, o tra genitore e figlio, ma se ce lo dicessimo anche tra amici. Rivalutiamo questa splendida frase, ma in un contesto molto più ampio perché l'Amore è di tutti ed è per tutti.


Vi saluto con una bella storia




CON TANTO AMORE VI AUGURO: BUONA VITA AMICI MIEI

Patric
Un sorriso è vita......perchè un sorriso arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona

martedì 3 maggio 2011

Chi si ricorda i bambini di Beslan?

Buona Vita amici e amiche,

oggi abbiamo il piacere di pubblicare un articolo scritto dal nostro Amico John Glick.

John Glick è un Clown musicista e medico. Direttore di Global Outreach Gesundheit Institute. E’ un medico, pratica agopuntura ed è un comico. Ha una specializzazione in chimica e pratica la medicina di famiglia nelle campagne di Shenandoah.

Nel 2005, con altri quattro clown, Tatyana dalla Russia, Ginevra, direttrice di Clown One Italia, un’organizzazione clown nostra partner in Italia, Adriana, direttore della Fondazione Kuritsa, un gruppo di clown partner Olandese, e io, abbiamo visitato una piccola struttura residenziale psichiatrica a Mosca.

Nella struttura abbiamo incontrato sei bambini e bambine, età 7-9, e i loro genitori, tutti sottoposti a trattamento psichiatrico, per disturbi psico fisici, sorti in seguito all’attacco terroristico del settembre 2004, a Beslan in Ossezia, Russia.

Questi bambini erano tra i 1200 ostaggi detenuti in una palestra di una scuola elementare, da parte dei ribelli armati, per 52 ore. Forze di sicurezza russe hanno preso d’assalto l’edificio e, nel conflitto, tutti i ribelli sono stati uccisi insieme con186 studenti, 202 adulti (molti dei quali insegnanti e dirigenti scolastici), e 783 feriti in uno degli atti più odiosi di terrorismo nella storia recente.

I bimbi e gli adulti sopravissuti subito dopo la liberazione hanno cominciato ad accusare una varietà di sintomi, sia fisici che psicologici. Noi clown siamo stati invitati a suonare e giocare con alcuni di questi bambini.

Entriamo nell’appartamento dove i bambini ci stavano aspettando: l’incontro è commovente e profondamente toccante; non avevamo mai visto uno scardinamento di personalità così profondo. Nessuno di loro era in grado di dedicarsi al gioco, o di avere contatto con qualcuno di noi, neanche visivo. Si avvicinavano e si allontanavano allo stesso tempo.

Ci colpivano, hanno cominciato a pizzicarci, gridare “maledetto” e altre parole di difesa e attacco. Qualcuno di loro avvicinandosi cercava di stabilire un contatto, in un modo che cercava di ricordare da bambino che vuole giocare, poi confuso e angosciato si allontanava in fretta. I loro volti cambiavano da un momento all’altro, in alternanza, con espressioni di rabbia, paura, felicità, crudeltà, ansia, confusione, rabbia, terrore.

Noi clown pazientemente aspettavamo un segno, un punto di ingresso per entrare nel loro processo. Chiaramente noi eravamo percepiti come un elemento agitante, per la novità della visita e l’eccitazione che provocava.
Dopo 30 minuti di tentativi falliti, decidiamo di fare una pausa. Avevamo portato una torta, e i genitori con i medici avevano preparato una bella tavola.

Ci siamo seduti: i bimbi da un lato, le bimbe dall’altro. Mentre uno dei genitori tagliava la torta, mi volto verso il bambino seduto accanto a me, che mi guardava, e che a un certo punto mi dà una gomitata, si volta verso le bimbe e mostra la lingua.

Ci scambiamo uno sguardo complice, gli porgo il palmo della mia mano e lui batte il cinque. Dall’altra parte del tavolo le bambine inziano a tirare fuori la lingua, sostenute dalle amiche clown. E cosi’ inizia una “battaglia “ di smorfie, linguaccie, e facce mostruose, con contorsioni e posizioni; come demoni, guerrieri, accompagnati da “nyaaaaaaaaaaaahh “ sempre piu’ prolungati… finchè ci troviamo tutti insieme a giocare e ridere!

Alla fine ci stringiamo tutti la mano in segno di solidarietà, perché siamo stati proprio bravi, nessuno ha vinto e ci siamo divertiti. Alla fine esausti decidiamo di attaccare la torta! Congedandoci alla fine del pomeriggio ci abbracciamo, balliamo insieme, tenendoci le mani e coccolandoci a vicenda. I bambini si erano veramente rilassati, e si erano relazionati tra loro e con noi. Il personale medico era stupito.

Non so che cosa alla fine è successo con questi bambini. Non so se quello che abbiamo fatto insieme ha veramente creato un momento di recupero significativo. So comunque che siamo stati veramente insieme, abbiamo fatto qualcosa di giocoso, abbiamo co-creato un grande gioco. È stato un processo collaborativo. Non abbiamo all’inizio organizzato o pensato cosa potesse significare, quello che abbiamo fatto era: follia, gioco, divertimento. E ci ha permesso di sentirci tutti meglio.

Posso solo immaginare la situazione che questi bimbi hanno vissuto nella scuola con i terroristi prima e l’intervento della polizia russa dopo: le urla, i pianti, le uccisioni, il sangue, il terrore abbietto che ti paralizza. Queste immagini, e sentimenti di impotenza, di terrore e di angoscia si ripetono all’interno delle menti delle vittime del trauma.

La realizzazione di orribili volti e suoni, attorno al nostro tavolo, è stata proprio la cosa giusta. In qualche modo, il diventare partner di questa espansione e riproduzione giocosa di queste grida o volti, ha permesso ai bambini di recuperare il senso di empowerment.

E’ stata una vera collaborazione; grazie a un modo stupido sciocco e creativo di relazionarci, siamo andati tutti oltre il confine. Non c’era una lingua razionale o un programma predefinito ma solo facce, gesti, suoni che ci hanno collegati alla loro storia dolorosa in modo gioioso.

Abbiamo ricreato la loro storia attraverso un combattimento rituale, una parte contro l’altra, in una escalation di rabbia, dove c’è chi domina e chi soccombe, ma nessun vincitore o vinto. Poi alla fine del gioco, la stanchezza sana e il rituale di condividere insieme qualcosa di buono di dolce come la torta, ci ha fatto sentire tutti amici.

Il ruolo clown nella storia è sempre stato in qualche modo correlato a certi bisogni sociali delle persone e dei gruppi. Il giocare e la stupidità hanno un effetto risanatore: la rappresentazione dello stupido che si lamenta e interpreta in modo buffo i suoi numerosi mali mette, chi lo guarda, in una posizione distaccata e fa riflettere e cambiare punto di vista.

Il clowning è un modo di relazionarsi alle persone, alle cose, al mondo in modo serio e divertente, è un modo di darsi importanza con stupidità, di vivere la sofferenza con gioia, la solitudine con amicizia, la paura con amore.


Buona Vita e pace nei vostri cuori

Un sorriso è Vita...e se è di un bambino è come un raggio di luce all'alba