martedì 3 maggio 2011

Chi si ricorda i bambini di Beslan?

Buona Vita amici e amiche,

oggi abbiamo il piacere di pubblicare un articolo scritto dal nostro Amico John Glick.

John Glick è un Clown musicista e medico. Direttore di Global Outreach Gesundheit Institute. E’ un medico, pratica agopuntura ed è un comico. Ha una specializzazione in chimica e pratica la medicina di famiglia nelle campagne di Shenandoah.

Nel 2005, con altri quattro clown, Tatyana dalla Russia, Ginevra, direttrice di Clown One Italia, un’organizzazione clown nostra partner in Italia, Adriana, direttore della Fondazione Kuritsa, un gruppo di clown partner Olandese, e io, abbiamo visitato una piccola struttura residenziale psichiatrica a Mosca.

Nella struttura abbiamo incontrato sei bambini e bambine, età 7-9, e i loro genitori, tutti sottoposti a trattamento psichiatrico, per disturbi psico fisici, sorti in seguito all’attacco terroristico del settembre 2004, a Beslan in Ossezia, Russia.

Questi bambini erano tra i 1200 ostaggi detenuti in una palestra di una scuola elementare, da parte dei ribelli armati, per 52 ore. Forze di sicurezza russe hanno preso d’assalto l’edificio e, nel conflitto, tutti i ribelli sono stati uccisi insieme con186 studenti, 202 adulti (molti dei quali insegnanti e dirigenti scolastici), e 783 feriti in uno degli atti più odiosi di terrorismo nella storia recente.

I bimbi e gli adulti sopravissuti subito dopo la liberazione hanno cominciato ad accusare una varietà di sintomi, sia fisici che psicologici. Noi clown siamo stati invitati a suonare e giocare con alcuni di questi bambini.

Entriamo nell’appartamento dove i bambini ci stavano aspettando: l’incontro è commovente e profondamente toccante; non avevamo mai visto uno scardinamento di personalità così profondo. Nessuno di loro era in grado di dedicarsi al gioco, o di avere contatto con qualcuno di noi, neanche visivo. Si avvicinavano e si allontanavano allo stesso tempo.

Ci colpivano, hanno cominciato a pizzicarci, gridare “maledetto” e altre parole di difesa e attacco. Qualcuno di loro avvicinandosi cercava di stabilire un contatto, in un modo che cercava di ricordare da bambino che vuole giocare, poi confuso e angosciato si allontanava in fretta. I loro volti cambiavano da un momento all’altro, in alternanza, con espressioni di rabbia, paura, felicità, crudeltà, ansia, confusione, rabbia, terrore.

Noi clown pazientemente aspettavamo un segno, un punto di ingresso per entrare nel loro processo. Chiaramente noi eravamo percepiti come un elemento agitante, per la novità della visita e l’eccitazione che provocava.
Dopo 30 minuti di tentativi falliti, decidiamo di fare una pausa. Avevamo portato una torta, e i genitori con i medici avevano preparato una bella tavola.

Ci siamo seduti: i bimbi da un lato, le bimbe dall’altro. Mentre uno dei genitori tagliava la torta, mi volto verso il bambino seduto accanto a me, che mi guardava, e che a un certo punto mi dà una gomitata, si volta verso le bimbe e mostra la lingua.

Ci scambiamo uno sguardo complice, gli porgo il palmo della mia mano e lui batte il cinque. Dall’altra parte del tavolo le bambine inziano a tirare fuori la lingua, sostenute dalle amiche clown. E cosi’ inizia una “battaglia “ di smorfie, linguaccie, e facce mostruose, con contorsioni e posizioni; come demoni, guerrieri, accompagnati da “nyaaaaaaaaaaaahh “ sempre piu’ prolungati… finchè ci troviamo tutti insieme a giocare e ridere!

Alla fine ci stringiamo tutti la mano in segno di solidarietà, perché siamo stati proprio bravi, nessuno ha vinto e ci siamo divertiti. Alla fine esausti decidiamo di attaccare la torta! Congedandoci alla fine del pomeriggio ci abbracciamo, balliamo insieme, tenendoci le mani e coccolandoci a vicenda. I bambini si erano veramente rilassati, e si erano relazionati tra loro e con noi. Il personale medico era stupito.

Non so che cosa alla fine è successo con questi bambini. Non so se quello che abbiamo fatto insieme ha veramente creato un momento di recupero significativo. So comunque che siamo stati veramente insieme, abbiamo fatto qualcosa di giocoso, abbiamo co-creato un grande gioco. È stato un processo collaborativo. Non abbiamo all’inizio organizzato o pensato cosa potesse significare, quello che abbiamo fatto era: follia, gioco, divertimento. E ci ha permesso di sentirci tutti meglio.

Posso solo immaginare la situazione che questi bimbi hanno vissuto nella scuola con i terroristi prima e l’intervento della polizia russa dopo: le urla, i pianti, le uccisioni, il sangue, il terrore abbietto che ti paralizza. Queste immagini, e sentimenti di impotenza, di terrore e di angoscia si ripetono all’interno delle menti delle vittime del trauma.

La realizzazione di orribili volti e suoni, attorno al nostro tavolo, è stata proprio la cosa giusta. In qualche modo, il diventare partner di questa espansione e riproduzione giocosa di queste grida o volti, ha permesso ai bambini di recuperare il senso di empowerment.

E’ stata una vera collaborazione; grazie a un modo stupido sciocco e creativo di relazionarci, siamo andati tutti oltre il confine. Non c’era una lingua razionale o un programma predefinito ma solo facce, gesti, suoni che ci hanno collegati alla loro storia dolorosa in modo gioioso.

Abbiamo ricreato la loro storia attraverso un combattimento rituale, una parte contro l’altra, in una escalation di rabbia, dove c’è chi domina e chi soccombe, ma nessun vincitore o vinto. Poi alla fine del gioco, la stanchezza sana e il rituale di condividere insieme qualcosa di buono di dolce come la torta, ci ha fatto sentire tutti amici.

Il ruolo clown nella storia è sempre stato in qualche modo correlato a certi bisogni sociali delle persone e dei gruppi. Il giocare e la stupidità hanno un effetto risanatore: la rappresentazione dello stupido che si lamenta e interpreta in modo buffo i suoi numerosi mali mette, chi lo guarda, in una posizione distaccata e fa riflettere e cambiare punto di vista.

Il clowning è un modo di relazionarsi alle persone, alle cose, al mondo in modo serio e divertente, è un modo di darsi importanza con stupidità, di vivere la sofferenza con gioia, la solitudine con amicizia, la paura con amore.


Buona Vita e pace nei vostri cuori

Un sorriso è Vita...e se è di un bambino è come un raggio di luce all'alba