mercoledì 25 aprile 2012

Donne Clowns & Donne in Burka

Foto di Italo Bertolasi - Gin Gin e una donna in Burka
Buona Vita Amici,

pubblichiamo oggi un articolo di Italo Bertolasi, scrittore, giornalista, fotografo, bodyworker, viaggiatore, insegnante di Water Shiatsu - Watsu.
L'articolo che ci ha gentilmente concesso di pubblicare sul nostro sito ha qualche anno ma è più che mai attuale.

Parla di donne che portano il sorriso a donne che il sorriso non lo possono nemmeno mostrare. Parla di donne che portano un messaggio di pace in un mondo di uomini che giocano a fare la guerra. Parla di donne forti che sfidano leggi assurde a rischio della propria Vita. Parla di donne che crescono figli che portano i segni di una guerra assurda. Donne che vorrebbero crescere figli che non ci sono più. Donne che sognano la Pace e che portano un messaggio di Amicizia, di Gioia, di Amore come solo loro sanno fare.

Afganistan Anno Zero. Kabul sembra risorta dalle macerie. Le strade si riempiono di nuovo di folla, di taxi e di allegria. Di odori di spezie, di pane e del profumo del “shiskabab” – gli spiedini d’agnello. Nel suo cuore commerciale - la Pastunistan Road – si è aperto il più grande Shopping Center di Kabul dove ogni giorno si contrattano centinaia di televisori. Nella “Old City” ha riaperto anche il Gran Bazar ed il famoso “Golden Market” pieno d’oro e di clienti che sfoggiano “formal wear” e burka lussuosi di seta. Le stradine intorno alla Moschea Blù di Shah-d-Shamshira pullulano di cambiasoldi che ad ogni ora del giorno ti “regalano” pacchi di “afgani” – la moneta locale – in cambio dei tuoi dollari. C’è aria di festa dappertutto. E di nuove libertà. In strada sono ricomparse le donne che passeggiano. Tutte nascoste sotto il tradizionale burka azzurro. Questa folla di donne è una gran novità!
 I talebani hanno cercato inutilmente di reprimere la sessualità gioiosa e inesauribile delle donne. La loro “politica sessista” aveva proibito gli abiti alla moda, gli ornamenti femminili e i seducenti “make-up”. I sarti da donna non potevano più prender le misure sul corpo femminile e perfino era proibito ai medici maschi di visitare e “vedere e toccare il corpo femminile”. La “polizia religiosa” spiava dappertutto le donne che dovevano nascondersi in casa o sparire dentro i burka. Alle ragazze più carine era vietato perfino passeggiare per il bazar o fare il bucato nei fiumi della città. Era imposto: “ non dovete uscire dalle vostre residenze. Non dovete usare cosmetici e truccarvi per mostrarvi agli uomini…dovete comportarvi con dignità, camminando senza fretta e senza i tacchi alti perché fanno rumore”. Considerate inutili venivano via via chiuse le scuole femminili, i saloni di bellezza e gli “hammam” – i bagni-sauna, “templi” e ginecei. Le donne afgane non potevano lavorare per le agenzie umanitarie occidentali. Unica eccezione il settore medico. Non potevano fare più sport. In tutto l’Afganistan era bandita la musica…“nei negozi, negli alberghi e nei veicoli”. Altri editti impopolari decretavano la fine di svaghi e di mode liberiste: proibito allevare piccioni e uccelli da gabbia, far volare aquiloni, portare capelli acconciati all’ “americana o all’inglese”. E ancora l’uso di alcool e di droghe. I talebani volevano applicare alla lettere la Sharia – la legge islamica - e le regole del più rigido “pasthunwhali” – il codice tribale Pasthu. Si erano così creati conflitti all’interno delle famiglie, dei clan e delle etnie-nazione che nel vecchio Afganistan avevano goduto una discreta autonomia politica, culturale e religiosa.
A soffrire di più le tragedie della guerra e il terrore del regime talebano sono state le donne e i bambini. Alla fine del 2001 l’indice di mortalità infantile è il più alto del mondo – 18%. Due madri su cento morivano di parto – altro record mondiale. E solo il 30% della popolazione poteva curarsi in strutture sanitarie dove però mancavano indispensabili farmaci salvavita. Molti pozzi erano stati avvelenati e i fiumi riempiti di mine. Ancor oggi solo il 12% della popolazione può bere acqua potabile. Migliaia di bimbi muoiono così di tifo e di “semplici” diarree. L’emergenza fame è esplosa dopo tre anni di siccità e di carestie. Nel lungo inverno 2001-02 il Wfp – World Food Programme - delle Nazioni Unite ha dovuto nutrire 5 milioni di afgani. Mentre al Nord nelle aree più lontane “la gente mangiava erba e foraggio ed era costretta a vendere le proprie figlie per una miseria”. 
Quando nel gennaio del 2002 si conclude la prima fase di “Enduring Freedom” a Kabul scoppia una “pace” forzata. La città si riempie di volontari appartenenti alle Ong internazionali e di personale dell’Unicef, dell’Onu, dell’Unesco e del Unchr. Con i mitici aerei militari “C130” sbarcano le “armate di pace”: centinaia di soldati spagnoli, greci, italiani, tedeschi francesi, turchi. Mentre dai cieli afgani oltre alla pioggia benedetta inizia a cadere di tutto. Bombe e aiuti umanitari. Pacchi gialli pieni di viveri da sopravvivenza - simili alle nostre “Razioni K” – poi super bombe intelligenti che dovevano sterminare gli ultimi talebani irriducibili ed ancora pacchi di “dollari” afgani. In primavera si attivano decine di missioni umanitarie. Tra queste ce ne é una davvero straodinaria che parte dall’Italia e che vorrei raccontarvi.
Si chiama “Una strada per la Pace”. Voluta dal regista – Stefano Moser – e da Serena Roveta, giovanissima clown-dottore, ha riunito tre associazioni professionali di “Clowns Dottori”: “Ridere per Vivere” (Roma), “Clown One Italia” e “Dottor Sorriso” (Milano) e ancora il “Gesundheit Institut” di Arlington diretto da Patch Adams – vi ricordate il bel film “Patch Adams” interpretato da Robin Williams che racconta la storia del più pazzo medico d’America. Il film documentario che racconterà “Una Strada per la Pace” uscirà prima dell’estate. Sarà il diario di viaggio di una trentina di operatori umanitari e dottori clowns immersi nelle grandi sofferenze ma anche nelle grandi speranze di questo paese che risorge dalla guerra. Il progetto, voluto da Ettore Scola, Citto Maselli e dal sindaco Walter Veltroni ha ricevuto il patrocinio e i contributi del Comune di Roma. Mentre a Kabul la nostra missione è stata aiutata dal nuovo governo afgano e soprattutto da Sima Samar, ministro degli “affari” femminili. Una donna combattiva che appartiene all’etnia Hazara, massacrata dai Talebani, e che dedica grande attenzione ai diritti negati alle donne afgane.
Il nostro viaggio dura un mese e mezzo. Due settimane le dedichiamo ad esplorare le valli del Panshir – patria di Massud e delle feroci milizie tagike attorno alle quali si è costituito l’esercito vittorioso dell’Alleanza del Nord - e di Bamhian – la “valle sacra” dei Budda distrutti. Patch Adams é con noi la prima settimana: muove un’onda di energia esplodente che si riversa sulle strade trafficate di Kabul. Ogni sortita in strada attrae una folla di curiosi che ridono e scherzano con noi. Si crea così un clima di simpatia e di fratellanza. Qui a Kabul capisco quanto il ridere assieme possa creare relazioni calde e amorevoli rivelando il suo potenziale di “arma di pace”. Attorno alle nostre donne clowns così “svestite” e così impudenti e di fronte alle goffaggini degli altri buffoni gli afgani ridono a squarciapelle. E’ anche ridere contro la guerra. E ancora un ridere per fare amicizia e per fare un mondo migliore. Patch Adams ha un’idea fissa: il modo migliore per far pace è sentirci tutti una sola famiglia. Di sera attorno al fuoco della nostra “reggia” di Kabul – una villetta nel quartiere residenziale di Karte Wali – ci dice: “ Anche se il dolore del mondo ci fa male, dobbiamo mantenere l’amore e la pace nelle nostre vite. Dobbiamo cogliere ogni opportunità per far pace nelle nostre vite. Siate per tutti un esempio di gioia! Enorme si può dire di ogni aspetto del nostro vivere. Il sentimento più enorme è l’AMICIZIA: sognare e creare rapporti più arricchenti con le persone che si incontrano…Un sogno enorme comprende anche la pace mondiale, la fine della fame, l’armonia con la natura”. Per fare la pace da ben 15 anni Patch Adams ha ideato dei viaggi clowneschi verso i paesi nemici dell’America. I suoi “diplomatici col naso rosso” che gli anni scorsi erano in Russia e a Cuba oggi sono in Afganistan.
Quando entriamo negli ospedali e negli orfanatrofi e incontriamo le donne e i bambini più sfortunati si rivela il “lavoro” specialissimo – forse il più importante dell’intera missione - fatto dalle “nostre” donne clowns. Anche nella nostra società le comiche, le artiste di strada e le donne clowns sono apparse solo da pochi anni. Ma in Afganistan è una “prima assoluta”! Quando le amiche buffone, con i loro stracci colorati, il naso rosso da clown e le labbra tintissime, escono in strada per incontrare le donne afgane accade un miracolo. Una cascata di abbracci e di baci si posa sulle guance delle “mamme” e delle “sorelle” afgane che alzano il loro burka mostrando sorrisi di sorprese e lacrime di gioia. In strada si rivela subito l’energia comica creativa e “rivoluzionaria” di Beach Clown. Il suo vero nome è Kathleen Crewes ed è l’assistente di Patch Adams. E’ un’artista che tinge e scolpisce con la sua arte “femminista” le grida di rabbia e dolore delle donne oppresse. Crea anche specialissimi costumi da clown come quello da “Toilet Woman” che la trasforma in una specie di WC viaggiante che danza e che ride. Mi dice che non è per nulla sorpresa se ancor oggi le donne afgane indossano il burka tradizionale. E’ anche un modo di proteggersi dagli sguardi maschili ancor troppo aggressivi. Beach Clown si commuove ad ascoltare la lista infinita di sofferenze psicologiche patite da queste donne che hanno perso i loro famigliari e che soffrono di incubi e di una gran solitudine. Mi dice: “ anche in America la donna è oppressa e violentata. Da noi é costretta a nascondersi dietro il burka invisibile che soffoca la sua creatività, la sua sessualità dirompente e la sua libertà.” Beach Clown insomma è una “radical clown”. Ha ideato una clownerie fatta di gesti d’amore aggressivo e di altre risate che irridono ai tabù sociali – prima di tutti a quelli femminili del “controllo” del corpo, delle emozioni e della sessualità - e poi a tutte le “maschere” del potere maschile. Bersagli preferiti dei suoi scherzi sono gli uomini in divisa che esibiscono con vanto le loro armi – fallo. Beach Clown ha avuto un bel da fare a dipingere con il suo ROSSETTO un bel naso rosso alle decine e decine di soldati afgani, inglesi e italiani che ha incontrato a Kabul. Quando riusciva a impiastricciarne uno si scatenava attorno un’orgia di risate. Era come se quel “sbaffo” rosso di colore dichiarasse all’istante l’illegittimità di qualsiasi tipo di posizione gerarchica. Un’altra “arma” comica ideata della nostra Beach Clown è la “Kissing Machine”: é una piacevolissima “trappola” che inonda di baci chi è messo in mezzo a due bocche che schioccano baci a ripetizione. Un'altra gag clownesca e molto americana è quella di ostentare il culo nudo all’improvviso dovunque si decide di farlo. Prima di partire per Kabul la nostra Beach Clown l’ha fatto davanti al Colosseo. Questa “performance” è chiamata “mooning” – cioè mostrare la luna - e ha origini antichissime. Nei miti antichi si ricordano gli “spogliarelli sacri” delle prime donne clown, dee e sciamane, che mostravano la loro nudità – e quindi la “verità” – scatenando risate liberatorie e energizzanti. Così sparivano i lutti e le catastrofi. Una di queste era Baubo, ancella divina, che nella Grecia antica rimedia a una guerra planetaria dipingendosi un viso burlone sul ventre nudo che ha come bocca la sua vulva che “parla” e che “ride”.
Gin Gin è un’altro clown dottore che ha partecipato alla missione in Afganistan. E’ il presidente di Clown One Italia ed ha viaggiato per anni con Patch Adams ed i clown dottori del Gesundheit Institute. Prima di indossare gli abiti da clown Ginevra Sanguigno ha studiato l’arte del mimo e per sei anni è stata in Giappone alla scuole di teatro & selvaticità diretta dal danzatore butoh Tanaka Min. Il butoh è una danza sacra e irriverente. Gli attori recitano spesso lontani dai palcoscenici. Danzano nudi in mezzo alla natura selvaggia. E’ una danza “sacra” che ha le sue origini da uno strip divino. Le leggende ricordano che Ame-no-uzu-me, la prima sciamana del Giappone, si spoglia danzando nuda davanti alla caverna del Cielo, dove si era nascosta Amateratsu, dea sole, che provoca così un’eclissi. Nel buio profondo che era calato sulla terra sfavilla all’improvviso la nudità della clown sciamana che provoca scrosci di risate tra gli dei. La dea Sole, curiosa, esce allora dalla grotta restituendo al mondo la sua luce. Ginevra ha creato lo spettacolo : “Anima Selva” alla ricerca dei “valori selvatici” che la donna può riscoprire ritrovando la sua vera forza nella “natura” dentro e fuori di Sé. Per lei il carattere della donna clown incarna sia l’antica figura della “donna selvatica” che quella moderno di una “bitch” – ragazzaccia - che vuol vivere in modo creativo e indipendente. Che resiste ad ogni oppressione. La donna clown con le sue risate afferma i valori umani più preziosi: la solidarietà per i più deboli e bisognosi. Il buon ridere è anche un modo di comunicare intelligente e caloroso. Per noi tutti é stata una sorpresa scoprire quanto sia facile far ridere gli afgani. Le performance delle nostre donne clown ha fatto esplodere un mucchio di risate: donne che si piegavano in due, bimbi che si rotolavano a terra e omoni barbuti che si scioglievano in lacrime dal ridere. Negli ospedali – quelli di Emergency a Kabul e nella valle del Panshir diretti dal medico eroe Gino Strada, quello della Croce Rossa del “santo” Alberto Cairo e quello pubblico “Indira Ghandi” dove mancano medicine e i medici sono pagati a singhiozzo - la nostra missione ha portato aiuti umanitari e soprattutto lo strumento nuovo della “clown terapia”. Regalare palloncini tra mille smorfie, fare bolle lucenti di sapone, suonare e ballare e distrarre i bimbi con degli scherzetti durante dolorose medicazioni. E poi tanta gioia e tanta allegria per contrastare il grigio e la passività della sofferenza e delle malattie. Ci spiega Patch Adams: “ Non appena una persona si rende conto di quanto sia fortunata a star bene ne nasce una grande spinta al rendere grazie. Il modo salutare di esprimere la propria gratitudine è il servizio. Il servizio può assumere molte forme: può voler dire essere un amico affettuoso, aiutare un estraneo nel bisogno, rafforzare la comunità in cui si vive”. Le visite agli ospedali di Kabul ci hanno messo di fronte alla enormità delle sofferenza patite dagli afgani.
Quando Patch ha varcato la soglia del reparto ospedaliero dell’Indira Ghandi Hospital in cui si curavano bimbi denutriti ed altri terminali si è messo a piangere. Ginevra ha cercato di alleviare il dolore atroce di una bimba ustionata e operata senza anestesia. Il clown Gin Gin ha molto sofferto. Beach Clown ha cercato di consolare un bimbo che si era sfigurato orrendamente continuando a ripetergli che era bello…bellissimo! In Afganistan milioni di mine inesplose sono un costante pericolo per chi si avventura nelle zone dove si è combattuto. Gli ospedali sono pieni di bimbi “saltati” sulle mine. Prima di lasciare Kabul è esplosa una bomba nella scuola di un villaggio vicino. I bimbi feriti sono stati trasportati nell’ospedale di Gino Strada per essere operati. E con la faccia dipinta da clowns ed il naso rosso tutta la nostra “allegra” compagnia è andata a donare il proprio sangue per aiutarli.

Buona Vita Donne
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