giovedì 12 aprile 2012

Prendersi cura

Buona Vita Amici
oggi pubblico un post inviatomi da una cara amica: Elena Pettinà 
Griffy il Bottaio
Il bottaio dovrebbe conoscere tutto delle botti.Ma io conoscevo allo stesso modo la vita,e tu che indugi tra queste tombepensi di conoscere la vita.Credi che il tuo sguardocomprenda un ampio orizzonte, forse,in verita' stai solo girando intornoall'interno della tua botte.Non puoi tirarti su fin al bordoe vedere all'esterno il mondo delle cose,e nello stesso momento vedere te stesso -tabu' e regole e apparenze,sono queste le doghe della tua botte.Spezzale e dissolvi la magiadi credere che la tua botte sia la vita!E di conoscere la vita!
Anni fa, alle superiori, una prof ci fece conoscere questa poesia di E.L.Masters.
Allora ero timidissima, insicura e cercavo in tutti modi di rendermi invisibile. Per me parlare era un vero supplizio, parlare di me ancora peggio. In quella occasione per la prima volta riuscii a spiegare qualcosa di me stessa.

Non ricordo cosa raccontai precisamente, ma credo avesse a che vedere con il sentirmi rinchiusa dentro una botte, con una gran paura di uscire e vedere “fuori”.Oggi, a distanza di incontri ed esperienze fatte, mi è tornata in mente quella poesia. Da qualche giorno mi sto chiedendo quali siano le convinzioni che accompagnano il lavoro della “cura”, sono educatrice e anche nel mio tempo libero mi occupo in qualche modo di cura. Ecco alcune delle risposte che mi sono data. 
Credo che la convinzione fondante sia quella di credere nella creatività umana. Chi opera in una azione di cura crede, per prima cosa, nella creatività della persona: crede nella crescita e nel cambiamento fecondo a partire da qualsiasi condizione e punto di partenza. Ho conosciuto persone con gravi deficit, persone ferite dalla vita, ferite nell’anima. Sembravano ferme, destinate ad immobilità e solitudine. Io stessa ho fatto esperienza del dolore e dell’immobilità. Ho visto e toccato con mano come basti una sola scintilla per il cambiamento. Un cambiamento che nella maggior parte delle volte non è quello previsto o immaginato e proprio per questo è più significativo. Al riguardo ricordo la signora M.: sembrava persa in corridoi, persone, oggetti che la demenza aveva resi vuoti e senza nome. Ma ricordo sopratutto la sua rinascita dovuta ad un ambiente sereno e alla sua capacità di attirare a sé amore perché lei stessa amorevole. 
L’altra convinzione che accompagna chi cura, per quel che mi riguarda, ha a che vedere con la poesia di E.L.Masters. La chiamo capacità/desiderio di estensione e superamento dei propri recinti, della propria esperienza e del proprio punto di vista. E’, per me, la capacità di rompere le “doghe della propria botte”, fatte di pregiudizi, paure e convinzioni negative. Queste trasformano la propria vita in una gabbia fatta di solitudine e fissità. Questa capacità è di tutti ma chi è responsabile di crescita e cura deve “farla pesare” di più nella vita, e deve agire su due fronti. A livello personale: chi cura deve avere il coraggio di conoscere e superare preconcetti, rompere con scelte non autoderminate, smettere di stare ripiegato iniziando invece ad alzare lo sguardo per osservare il mondo, sperimentare le proprie capacità e i propri desideri. 
Nei riguardi della persona da aiutare: si riassume nella capacità di guardarla da un punto di vista altro, che la “svela” dai suoi deficit, dai suoi limiti e dalle sue mancanze per rivelarne invece bellezza e risorse. Perché uno sguardo amorevole e che cerca bellezza rende possibile crescita e a volte guarigione. 
Perciò faccio un augurio a me stessa e tutti coloro che sono impegnati quotidianamente nel lavoro di cura (lo siamo tutti in fondo!): abbiamo il coraggio di valicare confini, di abbandonare vecchie e ripetitive credenze sul mondo e su noi stessi. Facciamo invece “esplodere” tutto il nostro essere come un palloncino riempito di coriandoli in modo che essi possano posarsi lievemente (come solo i coriandoli possono fare) su ogni singola vita che ci scorre accanto per colorala e intuirne il vero e meraviglioso senso!


di Elena Pettinà


Grazie Elena per aver condiviso con noi questo tuo pensiero. A chi fosse piaciuto il tuo articolo, consiglio di lettere anche questo che abbiamo pubblicato un po' di tempo fa: L'antimateria alle 15:30

Buona Vita gioiosa

Un sorriso è Vita....perché un sorriso cura chi ci sta intorno ma cura anche noi stessi