giovedì 14 giugno 2012

Irena Sendler - Il coraggio di una donna straordinariamente "comune"

Felice giornata Amici,

oggi vi volevo raccontare la storia di una signora di nome Irena Sendler.
Una signora dal viso simpatico, un dolce sorriso e due occhi che a me trasmettono serenità e pace.
Irena è nata nel 1910, in Polonia. Suo padre era un medico e morì di tifo nel 1917 contraendo la malattia mentre assisteva ammalati ebrei che altri suoi colleghi si erano rifiutati di curare.
I responsabili della comunità ebraica di Varsavia decisero di pagare gli studi ad Irena in segno di riconoscenza nei confronti del padre. Si creò quindi un forte legame tra la cattolica Irena e il popolo ebreo, legame che la vide in prima linea, durante gli studi universitari, nella protesta contro la ghettizzazione degli ebrei di Varsavia. Questo le costò la sospensione dall'università per 3 anni. Riuscì comunque a laurearsi e iniziò a lavorare come assistente sociale.

Fu proprio grazie a questa sua professione che nel 1942 ottenne il permesso per entrare nel ghetto di Varsavia alla ricerca di eventuali focolai di tifo.
Iniziò così la sua opera di salvataggio portando in salvo migliaia di neonati nascondendoli nel fondo della sua cassetta degli attrezzi che portava nel retro di un'ambulanza. I bambini più grandi venivano nascosti in un sacco di iuta. Grazie all'aiuto del suo fido cane, teneva a distanza i soldati nazisti che si avvicinavano e allo stesso tempo con il suo abbaiare copriva il pianto dei bambini.
Una volta fuori dal ghetto forniva ai bambini dei documenti falsi e li affidava a famiglie cattoliche, conventi o a preti.
Nell'ottobre del '43 Irena fu arrestata e per farla confessare le spezzarono le braccia e le gambe, ma non una parola uscì dalla sua bocca. Rimase invalida a vita. Fu condannata a morte ma la resistenza polacca riuscì a salvarla corrompendo dei soldati tedeschi e, rimanendo nell'anonimato, continuò la sua opera di salvataggio. Alla fine riuscì a portare in salvo circa 2500 tra bambini e neonati.
Irena tenne un registro dei nomi di tutti i ragazzi che clandestinamente aveva portato fuori dai confini e lo teneva in barattoli di marmellata, sepolti sotto un albero di mele nel suo cortile.

Dopo la guerra, cercò di rintracciare tutti i genitori che potessero essere sopravvissuti per riunire le famiglie. La maggior parte di loro erano morti nei campi di concentramento nazisti.
Irena ha continuato a prendersi cura di questi ragazzi, mettendoli in case famiglia o trovando loro famiglie affidatarie o adottive. 

La sua lista, due volte più lunga di quella di Oskar Schindler (da cui è stato tratto il film Schindler's List), è custodita allo Yad Vaschem, il memoriale dell’Olocausto in Israele che nel 1965 l’aveva insignita della medaglia dei giusti.
Nel 2007 il senato Polacco la nominò Eroe Nazionale, e lei, già 97enne, rispose tramite Elzbieta Ficowska che aveva salvato da bambina, che "Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria".
Lo stesso anno è stata proposta per il Premio Nobel della Pace che è poi andato ad Al Gore (non servono commenti).

In una dichiarazione Irena disse:

"Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai".

Irena ha salvato 2500 bambini a prezzo della sua salute.
Cosa posso fare io di più di quello che sto già facendo nella mia Vita affinché non possa avere rimpianti?

Buona Vita Amici

Un sorriso è Vita...perché un sorriso donato è un rimpianto in meno