sabato 20 ottobre 2012

Malala e il suo coraggio di sognare

Felice Vita Amici, 
in questi giorni si sente spesso parlare di Malala Yousafzai. 
Una ragazza pakistana di 15 anni  che è stata condannata a morte dai Talebani. Malala ha 2 anni in più di Zoe, mia figlia. 
Vivono in due realtà completamente diverse. Zoe ogni mattina si alza e puntualmente alle 8 entra a scuola. Per lei andare a scuola è un diritto e un obbligo. 

Si alza la mattina alle 7 e forse, alle volte, preferirebbe starsene a letto o fare qualcos'altro piuttosto che andare a scuola. Studia, si impegna e prende dei bei voti. Aiuta la sua sorellina più piccola, Tea, nei compiti. Tea ha 9 anni e questa estate spesso mi diceva che non vedeva l'ora che la scuola iniziasse. La voglia di tornare era tanta.
  
Malala invece non vive in Italia. Vive in Pakistan. Uno stato in conflitto: governativi contro talebani. Alcune zone sono state conquistate da questi ultimi. Malala, come Zoe e Tea, si alza ogni mattina, ma a differenza di loro spera di trovare la scuola aperta.


Negli ultimi anni i talebani hanno distrutto oltre 150 scuole femminili. Impediscono alle bambine di frequentare la scuola sostenendo che "L'educazione non è una cosa per le donne". Nel gennaio del 2009 i Talebani hanno il controllo del distretto della Swat Valley. Annunciano che l'istruzione femminile è vietata. Il 14 gennaio 2009 Malala, all'epoca undicenne, scrive sul suo Diario di una studentessa Pakistana:


 "Solo 11 studenti su 27 sono venuti in classe oggi. Il numero di studenti è sceso a causa dell'editto Talebano. Le mie 3 amiche si sono trasferite a Peshawar, Lahore e Rawalpindi con la loro famiglia. Io sono andata a scuola lo stesso ma sulla strada del ritorno ho sentito un uomo che diceva: "Ti ucciderò". Ho accelerato il passo e quando mi sono girata non c'era più."

Nei giorni seguenti scrive: "Oggi, andando a scuola, ero di cattivo umore. La vacanze invernali iniziano domani e il preside della scuola ha annunciato l'inizio delle vacanze senza però indicare quando sarebbe ripresa la scuola. E' la prima volta che succede....Il preside non ne ha spiegato le ragioni....ma io penso che sia legato al fatto che i talebani hanno annunciato che l'istruzione femminile è stata bandita. 

Nessuna ragazza, questa volta, è contenta di andare in vacanza perché sa che forse la scuola non riprenderà più....Molte famiglie hanno deciso di trasferirsi in altre città che non sono sotto il controllo talebano per poter permettere alle proprie figlie di continuare ad andare a scuola".

Ogni mattina Malala si alza e non sa se troverà la sua scuola aperta. Non sa se troverà la scuola distrutta. Non sa se troverà i suoi professori, perché i talebani uccidono anche loro. Li uccidono perché insegnando a delle bambine vanno contro la legge talebana.
Malala non sa se ritroverà ogni giorno le sue compagne. Non sa se andando a scuola troverà qualcuno che la sfigurerà lungo il tragitto. 

Quello che Malala sa, è che lei vuole andare a scuola. Studia di nascosto, a scuola ci va senza uniforme per non farsi riconoscere. 
Malala scrive su un blog in forma anonima ma i Talebani sanno chi è, e anche quando i governativi riprendono il controllo della Swat Valley i talebani si fanno sentire e non dimenticano.


Il motto di Malala è "Dateci penne oppure i terroristi metteranno in mano alla mia generazione le armi". 

Malala è diventata un simbolo per il movimento studentesco femminile in Pakistan. E' stata nominata per l'International Children's Peace Prize, premio assegnato da KidsRights Foundation per la lotta ai diritti dei giovani ragazzi.  

Questo l'ha esposta ulteriormente. E' diventata un bersaglio ed è stata condannata a morte dai talebani. 

Un giorno, all'uscita dalla scuola sale sul pulmino che la dovrebbe accompagnare a casa. Qualcuno ad un certo punto lo ferma. Chiede chi fosse Malala e a quel punto le spara due colpi alla testa e alla spalla. 
Ma lei è tenace e lotta per la Vita. Ha ancora molti messaggi da portare al popolo Pakistano, ai talebani e a tutti gli studenti del mondo. 

E' per questo che ho deciso di scrivere questo post. Mi piacerebbe che ognuno di voi stampasse questa pagina e la facesse circolare. Inviatela via mail, condividete il post su FB e su Twitter. 
Se avete dei figli coinvolgeteli, magari fate in modo che leggano questa storia in classe affinché anche i loro compagni sappiano. 
Se siete insegnanti leggetela in classe e dedicate un'ora della vostra lezione a confrontarvi con i vostri alunni. 

Malala ne sarebbe felice. Ora si trova in un ospedale Inglese. Si è risvegliata dal coma. Non parla ancora, ma comunica scrivendo. 
Molte persone in Pakistan stanno aprendo gli occhi grazie a lei. L'attacco dei talebani a questa ragazza, scrive il New York Times, ha "liberato menti incatenate e talebanizzate".

Alla violenza del fondamentalistmo si può rispondere con strumenti di pace: sono migliaia gli studenti che in Pakistan stanno pregando per lei assieme agli insegnanti. 
Migliaia di bambine si sono unite in una fiaccolata per quella che è ormai considerata la "figlia del Pakistan". Sabato tutte le scuole hanno iniziato con una preghiera per Malala. Nelle moschee pakistane molti fedeli e perfino alcuni mullah (i saggi, i sapienti mussulmani) hanno definito questo attacco come anti-islamico. 

Malala è sicuramente un esempio di Buona Vita, un esempio per i nostri figli che sempre più spesso sono lasciati in balia della moda, del superfluo, del superficiale, dell'apparenza. 
Da noi la scuola è un diritto acquisito, diventato quasi scontato e come molte cose scontate  perde di valore. 
Malala non è di questo parere:

"Ho sognato di un Paese in cui l’istruzione sia un diritto per tutti. Io ho dei diritti. Ho il diritto all’istruzione. Ho il diritto di giocare. Ho il diritto di cantare. Ho il diritto di parlare. Ho il diritto di andare al mercato. Ho il diritto di parlare in pubblico".

E in Pakistan, come in molti altri stati del mondo, per sognare, ci vuole coraggio.


Buona Vita Malala
Patric

Un sorriso è Vita...aiutiamo Malala a sorridere di nuovo e diffondiamo il suo messaggio