lunedì 25 dicembre 2017

Mi presento...

Ciao,

mi chiamo Patric e oggi, giorno di Natale, voglio raccontarti chi sono.

Sono nato il 7 febbraio e chi mi conosce, ogni anno, proprio in quel giorno, mi festeggia da 42 anni.
Ma io in realtà esisto, in questa Vita, da almeno 9 mesi prima. Sono stato concepito presumibilmente in una giornata di maggio del 1974. Chissà se quel giorno c’era sole o se pioveva. Chissà se i miei genitori se lo ricordano quel momento.
Io non me lo ricordo, ma la mia Anima quel giorno ha deciso che era il momento di reincarnasi in un Essere Umano e lei lo sa di certo.
Io penso che avrebbe molto più senso festeggiare il giorno del concepimento, proprio perché è il giorno in cui la nostra Anima si è materializzata all’interno di un ovulo fecondato.

Un puro miracolo.


Si diventa santi se si dimostra di aver fatto un miracolo, ma a ben vedere, tutti noi siamo già un miracolo. Siamo tutti dei potenziali santi.
Ovviamente per diventarlo occorre avere molte altre caratteristiche che io di certo non ho.

Io sono un Essere Umano, unico, esattamente come unico sei tu.
Ho tanti difetti che mi rendono unico.
Ad esempio ho un occhio più grande dell’altro. 
Potrei considerarlo un difetto, ma ho due occhi che ci vedono benissimo (no, non porto ancora gli occhiali. Ho ancora 12/10 di vista) e questo più che un pregio lo considero un dono. 

In questo momento sto godendo del sole che lentamente scende dietro le montagne imbiancate dalla neve.

Un mio difetto è che non riesco a camminare a occhi chiusi per le strade di un centro abitato. Molte persone hanno perso, o non lo hanno mai avuto, il dono della vista, eppure hanno il dono dell’orientamento, il dono del saper “sentire” senza vedere. Sentono molto meglio di me. Percepiscono molto meglio di me. Usano tutti gli altri sensi a disposizione e sanno descriverti la bellezza attraverso un tocco di mani.

L’occhio più grande dell’altro potrebbe essere considerato un difetto fisico, ma in realtà di difetti ne ho molti altri e di ben diversa natura:

La pazienza ad esempio non è tra le mie virtù. Se mi metto in testa una cosa, se la sento, vorrei che fosse già così.

Sono irascibile. Avete presente i bambini piccoli quando gli neghi qualcosa? Si mettono ad urlare, iniziano a dimenarsi, a spingere, alle volte rompono pure qualcosa nella loro foga incontrollata.

So essere molto egoista. Penso ai miei bisogni. Alla loro soddisfazione e anche in questo caso, come un bambino, stresso l’anima a chi mi nega il raggiungimento del bisogno.
Ho bisogno di coccole, di Amore, di attenzioni, di condivisione, di presenza, di libertà, di accettazione, di comprensione, di ascolto, di essere riconosciuto.

E non mi vergogno a confessarti che posso diventare anche vendicativo. 

Ho raccontato bugie, ho tradito, ho giudicato, ho offeso, ho deluso, ho mancato di rispetto. Ho seguito il mio istinto, ho seguito i miei bisogni non soddisfatti, ho fatto scelte opinabili, ho usato violenza, ho ucciso (non ho sparato a nessuno tranquillo, non vorrei trovarmi i carabinieri a casa ma ci sono tanti modi di uccidere), voglio aver ragione, ho paura, sono geloso. E la lista potrebbe essere molto più lunga. 

Io sono anche questo. 

Fa parte dell’Essere Umano apparire belli, mostrare solo il lato piacevole e gradevole di noi stessi. E’ innato dentro di noi l’istinto alla sopravvivenza e se facciamo quello che gli altri vogliono o si aspettano da noi, ci rendiamo la Vita più semplice. Appariamo per quello che in realtà non siamo.

Ma io voglio essere accettato per quello che sono in ogni mia sfaccettatura.
Se dovessi nascondere alcune mie parti perché me ne vergogno, significa che non mi accetto. E sarei in continuo conflitto.
Ogni giorno mi ucciderei un po’.

Non mi piacciono le definizioni, incasellare le persone, tanto meno me, ma ammetto di avere tratti tipici della personalità istrionica. Mi piace essere su un palcoscenico, ma ti confesso che quando lo sono me la faccio sotto.
Anche con questo post mi sto mettendo sotto ai riflettori. Non ne conosco le conseguenze, ma sento di volerlo fare.
Io sono anche tutto questo, non sono solo sorrisi, abbracci e Buona Vita. Questa è solo una faccia della mia medaglia.
Sono governato da due forze che si contrappongono e siccome comunque ci saranno, ho deciso di renderlo noto anche a te.

La leggenda cherokee

Una vecchia leggenda cherokee racconta che un giorno il capo di un grande villaggio decise che era arrivato il momento di insegnare al nipote preferito cosa fosse la vita. Lo porta nella foresta, lo fa sedere ai piedi di un grande albero e gli spiega:
Figlio mio, si combatte una lotta incensante nella mente e nel cuore di ogni essere umano. Anche se io sono un saggio e vecchio capo, guida della nostra gente, quella stessa lotta avviene dentro di me. Se non ne conosci l’esistenza, ti spaventerai e non saprai mai quale direzione prendere; magari, qualche volta nella vita vincerai, ma poi, senza capire perché, all’improvviso ti ritroverai perso, confuso e in preda alla paura, e rischierai di perdere tutto quello che hai faticato tanto a conquistare.
Crederai di fare le scelte giuste per poi scoprire che erano sbagliate. Se non capisci le forze del bene e del male, la vita individuale e quella collettiva, il vero sé e il falso sé, vivrai sempre in grande tumulto.
È come se ci fossero due grandi lupi che vivono dentro di me: uno bianco, l’altro nero. Il lupo bianco è buono, gentile e innocuo; vive in armonia con tutto ciò che lo circonda e non arreca offesa quando non lo si offende. Il lupo buono, ben ancorato e forte nella comprensione di chi è e di cosa è capace, combatte solo quando è necessario e quando deve proteggere se stesso e la sua famiglia, e anche in questo caso lo fa nel modo giusto; sta molto attento a tutti gli altri lupi del suo branco e non devia mai dalla propria natura.
Ma c’è anche un lupo nero che vive in me, ed è molto diverso: è rumoroso, arrabbiato, scontento, geloso e pauroso. Le più piccole cose gli provocano accessi di rabbia; litiga con chiunque, continuamente, senza ragione. Non riesce a pensare con chiarezza poiché avidità, rabbia e odio in lui sono troppo grandi. Ma è rabbia impotente, figlio mio, poiché non riesce a cambiare niente. Quel lupo cerca guai ovunque vada, perciò li trova facilmente; non si fida di nessuno quindi non ha veri amici.
A volte è difficile vivere con questi due dentro di me, perché entrambi lottano strenuamente per dominare la mia anima.”
Al che, il ragazzo chiede ansiosamente: “Quale dei due lupi vince, nonno?”
Con voce ferma, il capo risponde:
Tutti e due, figlio mio. Vedi, se scelgo di nutrire solo il lupo bianco quello nero mi aspetta al varco per approfittare di qualche momento di squilibrio, o in cui sono troppo impegnato e non riesco ad avere il controllo di tutte le mie responsabilità, e attaccherà il lupo bianco, provocando così molti problemi a me e alla nostra tribù; sarà sempre arrabbiato e in lotta per ottenere l’attenzione che pretende. Ma se gli presto un po’ di attenzione perché capisco la sua natura, se ne riconosco la potente forza e gli faccio sapere che lo rispetto per il suo carattere e gli chiederò aiuto se la nostra tribù si trovasse mai in gravi problemi, lui sarà felice e anche il lupo bianco sarà felice ed entrambi vincono. E tutti noi vinciamo.”
Confuso, il ragazzo chiede:
Non capisco, nonno, come possono vincere entrambi?”
Il capo continua:
Vedi, figlio mio, il lupo nero ha molte importanti qualità di cui posso aver bisogno in certe circostanze: è temerario, determinato e non cede mai; è intelligente, astuto e capace dei pensieri e delle strategie più tortuose, caratteristiche importanti in tempo di guerra. Ha sensi molto acuti e affinati che soltanto chi guarda con gli occhi delle tenebre può valorizzare. Nel caso di un attacco, può essere il nostro miglior alleato.”
Poi il capo tira fuori due pezzi di carne dalla sacca e li getta a terra, uno a sinistra e uno a destra. Li indica e dice:
Qui alla mia sinistra c’è il cibo per il lupo bianco, e alla mia destra il cibo per il lupo nero. Se scelgo di nutrirli entrambi, non lotteranno mai per attirare la mia attenzione e potrò usare ognuno nel modo che mi è necessario. E, dal momento che non ci sarà guerra tra i due, potrò ascoltare la voce della mia coscienza più profonda e scegliere quale dei due potrà aiutarmi meglio in ogni circostanza.
Vedi, figlio mio, se capisci che ci sono due grandi forze dentro di te e le consideri con uguale rispetto, saranno entrambi vincenti e convivranno in pace; e la pace, figlio mio, è la missione dei cherokee, il fine ultimo della vita. Un uomo che ottiene la pace interiore ha tutto; un uomo che è lacerato dalla guerra che si combatte dentro di lui, è niente.”

Ti auguro di Cuore un sereno Natale, ti auguro di Cuore di dare luce ad ogni parte del tuo Essere Unico, ti auguro di realizzare i tuoi progetti, e se sono ancora sogni, ti auguro di trasformarli in progetti concreti. Ti auguro tutto ciò che più desideri.

Volevo inoltre chiederti scusa se, in qualche modo, lungo il percorso della tua Vita dovessi avermi incontrato, e hai avuto modo di conoscere il mio lato oscuro sopra descritto.

SCUSA

Scusa per la mia irruenza, scusa per la mia maleducazione, scusa per la mia intemperanza, scusa per averti ferito. Ma io sono anche questo, e non ho ancora imparato, in questa Vita, a governare queste due energie che sono dentro di me.

Perché scrivo tutto questo proprio il giorno di Natale?
Beh, semplice. A Natale siamo tutti un po’ più buoni e almeno per oggi, accettami per quello che sono.

Grazie e di nuovo Buon Natale
Patric

Un sorriso è Vita...sorridi al lato oscuro che è in te